Bovino, De Benedittis e Longo a confronto

Si è tenuto ieri, nel piazzale  della chiesa San Francesco, il primo dei due giorni di confronto tra i candidati sindaco organizzato dall’associazione “Cercasi un fine” e dalla zona pastorale San Cataldo. All’incontro hanno preso parte tre dei quattro candidati; l’ex senatore Perrone ha preferito defilarsi, adducendo come motivazione il suo rifiuto verso una “politica urlata.” In verità il confronto-che ha richiamato un gran numero di cittadini, presenti sia nel piazzale sia fuori-è stato pacato e misurato, anche in virtù delle modalità con cui si è svolto: domande su varie aree tematiche con un tempo di risposta di quattro minuti; non c’è stato quindi un dibattito tra  i candidati, ma un esposizione dei loro punti programmatici.

Rispetto alle risposte è interessante notare che pur in alcuni punti somiglianti-se ci sono dei problemi oggettivi evidentemente le soluzioni non differiscono più di tanto-i candidati le hanno presentate da diverse angolazioni: problemi e soluzioni in parte  condivise dunque, ma uno sguardo diverso su come leggerli e affrontarli. Si è partiti da una domanda ai candidati su come interpretare la caduta della scorsa amministrazione. Bovino ha sottolineato come ciò non abbia fatto che «aumentare ancora di più la disaffezione e il distacco dei cittadini dalla politica locale. Non ha caso i partiti non riescono più a esprimere quella funzione educativa che il dettato costituzionale affida loro». Questa situazione è imputabile alle mancanze del centro destra:«Il voto ha mostrato sin da subito gli aspetti patologici impliciti del centro destra, fatto di poltronifici, assessorati, vuoti che anche stasera parlano». De Benedittis ha preferito offrire una lettura “positiva” dell’evento:« Il positivo di questi due anni è che abbiamo vissuto una fase di transizione che ha permesso alla città di guardarsi allo specchio, di capire che una lunga stagione adesso va verso la conclusione (…) abbiamo capito che tutto il sistema politico era profondamente tarlato». Longo ha poi sottolineato come la caduta delle ultime amministrazione «abbiano lo stesso mandante», ma ha comunque ribadito la decisione di firmare le sue  dimissioni da consigliere, contribuendo alla caduta dell’amministrazione D’Introno:«Quando mi si è posto il problema e abbiamo discusso della possibilità di reggere un’amministrazione ormai moribonda, non abbiamo avuto nessun tipo di esitazione perché abbiamo ritenuto che la maggioranza che si stava tentando di creare sarebbe stata più dannosa di un anno di commissario prefettizio.»

Uno dei temi più spinosi affrontati dai tre è stato quello del rilancio delle periferie (tema affrontato nell’ambito di una più generale domanda a proposito delle politiche sociali da implementare): spinoso perché, come è stato sottolineato da tutti e tre i candidati, si tratta di una questione che si trascina-senza soluzione-da lunghi anni e quindi la sua trattazione, anche implicitamente, non può non addebitare responsabilità alle precedenti amministrazioni (negli ultimi vent’anni eccetto la parentesi Bucci e i periodi di commissariamento, sempre di di centro destra). «Ci sono quartieri ghetto, case popolari isolate; quante volte il quartiere di via Belvedere è stato protagonista di campagne elettorali?» ha ricordato Longo, che pur avendo sottolineato l’importanza di misure di sussidio come il reddito di cittadinanza ha ribadito la necessità di una programmazione, la cui mancanza «è la prova provata di chi non ha fatto quello che doveva negli anni. Quello è il risultato di mancata amministrazione di anni, di decenni. C’é stato uno sviluppo folle, scritteriato, fatto ad personam molto spesso.(…) Non può essere un caso che da 20 non si programma, ma si promette». La mancanza di programmazione, come vizio capitale che impedisce lo sviluppo cittadino, è stato un tema ricorrente tanto nelle risposte a questo tema, quanto alle risposte agli altri temi, da parte dei tre candidati e riguarda la città tutta:« Tutta Corato sembra una periferia» ha sottolineato Bovino, riferendosi alla situazione del centro storico e anche alla questione del mercato settimanale «situazione partita come una provvisorietà, poi abbiamo pagato un canone di locazione e adesso tutto il centro è spento». Per Bovino dunque vi è la forte necessità di coinvolgere le periferie nel “gioco” politico-civile: «L’integrazione presuppone un avvicinamento non solo dei cittadini verso l’amministrazione ma dell’amministrazione verso i cittadini. Come? Andando subito nei quartieri, facendo consigli nelle palestre, nelle parrocchie, invitare tutti gli stakeholders interessati ad un processo di crescita, darli voce non solo in campagna elettorale, ma durante l’attività amministrativa, fare incontri con le associazioni, che hanno il termometro»

Su questo tema De Benedittis ha affermato:« Io userei due parole: rigenerazione urbana e rigenerazione sociale. Abbiamo delle periferie che sono un caos urbano e in questo cos si creano situazioni di emarginazione sociale» De Benedittis ha ricordato come si siano persi diversi finanziamenti e ha sottolineato, in linea con quanto detto da Bovino, la necessità di “fare sistema”:«Il sistema città deve diventare un sistema integrato(…) Se tu fai le piazza ma non hai rigenerazione sociale le piazze diventano un disastro sociale. Come si fa la rigenerazione sociale? Innanzitutto mettendo a sistema le scuole, ci vuole una grande conferenza di servizio con i dirigenti, i docenti e tutto il personale. Le agenzie formative devono diventare accessibili a tutti; il comune deve spostare fondi di bilancio sulla prevenzione, sull’assistenza ai minori e consentire a tutti di andare in palestra, alla scuola di danza ecc.(…)Serve ripensare la città in relazione hai bisogni delle persone».

Altro tema affrontato la questione sicurezza e giustizia: sia per quanto riguarda la recrudescenza della criminalità di strada, sia per quanto riguarda le reti di malaffare-venute alla ribalta nel corso degli anni-caso Nardi e Savasta, processo Fanerator…-. De Benedittis ha puntato sul binomio legalità e sicurezza, ricordando i casi precedentemente citati e ha lanciato un monito:« Mesi fa un generale dei carabinieri mi diceva di fare attenzione perché famiglie della criminalità spicciola si sono legate a gruppi malavitosi importanti. Bisogna alzare un muro enorme e questo muro lo si alza attraverso un cambio profondo nel modo di amministrare la città(…)Legalità è innanzitutto trasparenza amministrativa, legalità è mettere fine alla politica delle clientele perché è di lì che si annida l’infezione. Non c’è sicurezza in una  città se non c’è il rispetto pieno della legalità». Longo si è concentrato su un fenomeno tipico dei contesti legalitari opachi:il voto di scambio: «Il problema di giustizia parte dal voto di scambio. Se io cedo il mio voto, per un po’ di soldi, un pacco di pasta, perché il mio datore di lavoro mi sta pressando, di che stiamo parlando?» Chiaramente questa situazione, ha proseguito Longo, ha l’effetto di indebolire le istituzioni poiché porta al potere lobby che perseguono interessi privati in maniera illegale; ricollegandosi a questo discorso  Bovino ha ricordato una serie di esempi di questo tipo di gestione:« Siamo stati abituati ha costruire un consenso elettorale per mance lavorative all’ASIPU; tutto questo non deve essere possibile(…)Se siamo stati abituati ad avere un ufficio tecnico che ha avuto un basso requisito di capacità di avere servizi informatizzati e siamo stati abituati a far salire le pratiche edilizie perché squilla il telefono degli amici degli amici, questo non deve essere possibile». Bovino ha quindi ricordato la necessità della rotazione degli incarichi negli uffici pubblici, per stroncare sul nascere fenomeni di clientelismo.

Altro tema affrontato-ovviamente-lo sviluppo economico in ambito agricolo e industriale. Sentita comunemente dai tre è la necessità di far conoscere le eccellenze del nostro territorio, incentivando magari forme di turismo alternativo: Longo ha parlato di “turismo itinerante”, mentre Bovino ha rilanciato l’idea di di incrementare il turismo religioso, puntando sulla figura di Luisa Piccareta. Bovino ha poi citato le criticità della zona industriale: dalla promessa-mai realizzata- di istituire una zona insediamenti produttivi, alle carenze del depuratore:«Non  abbiamo la possibilità di insediare nuovi insediamenti produttivi, perché la procedura di infrazione del depuratore da anni segna criticità ambientali.» Anche a proposito della zona industriale De Benedittis applica una visione sistemica:«La zona industriale va ripensata come un condominio orizzontale(…) Deve essere una zona frequentata dalla città, deve avere i servizi, devi avere l’asilo in modo che chi lavora possa lasciare i propri bambini.Le zone industriali del nord Italia sono zone belle, ricche di verde, di parchi. In questo modo si attirano investimenti»

Queste sono solo alcune delle tematiche trattate (si è parlato anche di cultura e immigrazione). In definitiva, ciò che emerge dal confronto è la necessità di una seria programmazione (urbanistica, economica e  sociale secondo i dettami della sostenibilità) che possa dar slancio alla città e al tempo favorire il coinvolgimento dei cittadini nella vita politica e comunitaria. Il cittadino deve imparare a sentirsi parte della comunità e la buona amministrazione deve impegnarsi in ciò creando una sinergia tra individui e istituzioni; solo in questo modo sarà  possibile spazzar via la coltre di menefreghismo, furbizia spicciola e sfruttamento dell’emarginazione sociale che impedisce alla città di crescere e ai suoi cittadini di vivere bene.

Ricordiamo che il prossimo appuntamento sarà lunedì 14 luglio in largo Don Ciccio Tattoli.

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