Demos Corato: disabile a chi?

Ieri in largo Plebiscito Demos Corato ha organizzato un incontro dal titolo “Disabile a chi?”, con l’intento di approfondire il tema della disabilità, in particolar modo in relazione a quanto può fare un’amministrazione comunale sul tema. Relatore e organizzatore dell’incontro – moderato da Roberto Ferrante e che ha visto anche gli interventi dal pubblico e la presenza dei rappresentati di associazioni di volontariato – il “cervello di ritorno” Vincenzo Tota, atleta para olimpico vissuto per anni a Reggio Emilia, dove è stato presidente del comitato paraolimpico provinciale e candidato per Demos accompagnato da  Claudio Poggi, direttore area socio-sanitaria dell’ASL di Bari e dal sociologo Felice Addario. Una saluto in tele presenza è stato mandato da Annalisa Ribatti, assessore alla cultura e al marketing territoriale e per le pari opportunità di Reggio Emilia.

Ad aprire l’incontro, l’introduzione di Ferrante e poi l’intervento di Addario, che hanno dissodato il terreno per un ripensamento del paradigma della disabilità. Fino in tempi recenti, la disabilità in tutte le sue forme (” l’handicap” come era chiamato) era un fenomeno da nascondere e il disabile un individuo da escludere; i nostri spazi – domestici, urbani e lavorativi – testimoniano ancora questa esclusione. Ma, come notava Addario, tra l’esclusione e l’integrazione è quest’ultima a dover vincere; perché gli uomini vivono in relazione e la loro “abilità” dipende anche dal tipo e dalla qualità delle relazioni che stabiliscono. In questo senso la disabilità è un caso estremo di una condizione naturale dell’essere umano: la necessità di essere aiutato. Ma per realizzare  questa integrazione occorre un ripensamento generale, a partire dall’eliminazione delle barriere architettoniche (prevista nel programma di De Benedittis con l’implementazione del PEBA, piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche). Tota ha mostrato tramite un video come l’accesso agli uffici dei servizi sociali di via Gravina sia impossibile per chi non può camminare: periferico e privo di rampe d’accesso. Ha poi dato delle punte di pragmatismo per convincere sulla necessità dell’integrazione: « Perché ci dobbiamo occupare dei disabili? Ma perché siamo tanti, è anche un aspetto economico, 4 milioni se facciamo riferimento ai dati ISTAT del 2003.(…) Quando noi diciamo ad un bar di togliere il gradino, io penso che debbano fare una riflessione economica: quanti disabili non entrano in un negozio perché non hanno accesso?». Le barriere architettoniche però non sono le uniche barriere da abbattere. Tota ha insistito sulla necessità di avere un «cervello accessibile» tanto da parte dei “normodotati”, tanto da parte dei disabili, che devono iniziare ad uscire allo scoperto. Al tempo stesso è necessario che un’amministrazione implementi le giuste politiche sociali. Politiche che a Corato latitano: « Quando un comune come Corato con 50.000 abitanti, ha due operatori sociali, che devono badare ai disabili, agli anziani, alle madri con minori a rischio, ma come si fa?» ha affermato.

De Benedittis è partito  nel suo intervento dallo slancio dal basso, dal mondo del volontariato, dopo aver ascoltato  la storia di Anna Di Bari, candidata di Demos e tra le fondatrici di “Rosiba”, volontaria storica della città, che ben conosce- e ha contribuito a diradare- quella coltre di vergogna che ha accompagnato (e in parte accompagna) la vita dei disabili. L’impegno dei cittadini toglie ogni alibi all’inefficienza sul tema da parte della pubblica amministrazione: « Se è possibile per un papà, per una madre per un volontario qualsiasi, allora per un’amministrazione pubblica è sempre possibile(…) Un amministrazione pubblica può se vuole.». A un’azione culturale e necessario affiancare un’azione economica: «Sulla disabilità bisogna investire, bisogna spostare quote significative del bilancio comunale. Tutto ciò ad oggi non è stato fatto in modo significativo.» Tali interventi non devono essere pensati come un “contentino” da dare una tantum, non devono essere compiuti con spirito paternalistico e pietistico: « Bisogna creare un clima di prossimità» ha detto De Benedittis. In cui nessuno sia lasciato solo e i problemi siano affrontati insieme.

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