Economia circolare e riciclo. Se ne parla a largo Plebiscito con Roberto Spera, Legambiente e Corrado De Benedittis

Si è tenuto ieri sera a largo Plebiscito, su iniziativa della locale sezione del Pd, un incontro dal titolo “Non solo fiori dal letame: quale futuro per i nostri rifiuti?”. Relatori dell’incontro, moderato dall’avvocato Maria Luisa Addario, la dott.essa Anna Maria Fiore segretaria della sezione cittadina di Legambiente e il dott. Roberto Spera, consulente nazionale di Corepla, consorzio nazionale attivo nel riciclo della plastica. A costoro si sono poi aggiunti Corrado De Benedittis e il presidente del parco dell’Alta Murgia e presidente regionale di Legambiente Fedele Tarantini.

Che cos’è l’economia circolare? Si tratta di un  nuovo paradigma di produzione e consumo, in cui si eliminano  gli sprechi (eliminando il packaging usa e getta per esempio) e si punta sul riuso e riutilizzo del prodotto oltre che su un potenziamento del riciclo. Per dirlo con le parole della dott.essa Fiore: « Come suggerisce la parola, “circolare” ricorda il cerchio, proprio perché nel nuovo paradigma economico ciò che prima era considerato uno scarto, deve tornare ad essere materia prima, deve ritornare nel processo produttivo. Ciò che caratterizza l’economia circolare sono le tre R: riduzione, e quindi minimizzazione dei costi, riuso e riciclo.» La dott.essa ha ricordato a questo proposito le opportunità lavorative che si possono aprire in questo settore-legate al riutilizzo di materie di scarto-, opportunità che potranno essere coltivate nel solco tracciato dall’Unione europea: prima con il Green New Deal (il piano di investimenti nell’economia sostenibile, messo appunto dall’Unione europea) e poi con il Recovery Fund, L’Ue si impegna ha finanziare attività economiche che rientrano in quest’ambito.

Nel corso dell’incontro la dott.essa Fiore si è soffermata anche sulla necessità di chiudere il ciclo dei rifiuti: « Molte volte, anche se noi avviamo i rifiuti alla differenziata, questi vengono trattati all’estero e quindi perdiamo risorse perché noi paghiamo per smaltire la differenziata che poi entra nei processi produttivi di altre nazionale». A questo proposito è intervenuto Spera. Costui, oltre ad essere consulente Corepla e responsabile per la camera forense della green e blu economy, è stato fino a poco tempo fa amministratore dell’ACTA spa, azienda che si occupa di della gestione dei rifiuti e della riscossione delle imposte connesse per la città di Potenza. L’intervento di Spera dunque si è concentrato sul racconto dell’esempio Potenza; prima però si è soffermato su alcuni aspetti fondamentali per implementare politiche virtuose di riciclo. In particolare il cittadino deve avvertire il risparmio derivato da queste politiche: « Possiamo raggiungere tutte le percentuali di raccolta differenziata, ma se la tassa dei rifiuti non ha un deciso trend in decrescita, non rivedremo mai sul territorio le ricadute della buona pratica(…)  Potenza in poco più di tre anni è diventata il capoluogo di regione d’Italia con la maggior percentuale di raccolta differenziata e il capoluogo d’Italia dove si paga la minor tassa sui rifiuti(…) Il secondo anno siamo riusciti a vendere 1.ooo.ooo.oo di spazzatura, questo grazie ai consorzi di filiera da cui oggi non si può prescindere perché garantiscono due cose, il miglior ricavo sul mercato e la legalità, perché altrimenti si corre il rischio di continuare ad alimentare ecomafie che hanno spostato i loro interessi dalle discariche agli impianti. Qui un piccolo inciso: le discariche devono chiudere». Spera ha continuato poi con un’esortazione ad uscire da quello che ha chiamato “provincialismo ambientale”, per cui gli impianti di smaltimento sono considerati la soluzione sbagliata (Spera qui non si riferisce agli inceneritori, ma ad impianti  ad una tecnologia diversa e meno impattanti).

De Benedittis nel suo discorso si è concentrato sulla possibilità di creare a livello locale aziende- startup- che possano-sempre a livello locale-riciclare il rifiuto e reinserirlo nel ciclo produttivo locale: «La nostra idea è quella di legare il recupero del rifiuto alla creatività e all’imprenditoria locale(…)». In questo modo si arriverebbe a chiudere localmente il ciclo dei rifiuti, producendo occupazione. Ovviamente ciò «…si declina in termini di sostenibilità ambientale al 100%» Ha poi fatto un esempio a riguardo dei rifiuti organici e delle acque depurate: «L’umido oggi può rappresentare un’opportunità di produzione di materiali utili in agricoltura, con impatto ambientale zero e anche un valore economico per il mondo agricolo, che andrebbe ad utilizzare materiale a basso costo». Quanto al secondo punto De Benedittis ha ricordato come le acque depurate potrebbero essere utilizzate a costo zero per l’uso agricolo, una volta che i lavori di adeguamento del depuratore saranno terminati. La sfida sarà per la prossima amministrazione riuscire a raggiungere questa opportunità, giacché con la costruzione del canale di interramento, l’acqua finirà in località Torre Calderina, tra Giovinazzo e Molfetta e fino ad ora il comune non ha partecipato alla conferenze di servizio, né ha fatto domanda per il riutilizzo delle acque.

Insomma, la sfida dell’immediato futuro per la nostra amministrazione- ma verebbe da dire per il mondo intero-sarà, come ha affermato De Benedittis: «Il rilancio di una politica industriale che punta sulla potenzialità dei territori e non su una politica industriale devastante dei grandi gruppi che vengono da fuori e che si traduca in startup giovanili e rilancio industriale delle aziende che già ci sono e potrebbero riconvertirsi. Questo ci porta verso una politica ambientale sostenibile che va verso il rifiuto zero e verso il rilancio economico»

 

 

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