Perrone alla stampa: non temo gli “accordicchi”

Nella conferenza stampa di ieri, sostitutiva del comizio saltato domenica, Perrone ha seguito due binari: da un lato ha attaccato i suoi oppositori per l’« accordicchio» recentemente siglato, dall’altro ha illustrato i progetti del suo programma.

Quanto al primo punto, Perrone ha esordito dicendo: « I cittadini hanno appreso dalla stampa di un accordo politico; io direi che è un accordicchio, più che un accordo. Un candidato sindaco che firma un patto misconosciuto in altre sedi (…) sicuramente è un accordicchio basato sulle poltrone». Perrone ha quindi sottolineato la – a suo dire – incoerenza di De Benedittis, che partito da liste civiche (anche se in verità Demos è un partito nazionale), mostrando una certa riluttanza verso il mondo dei partiti, è poi finito alleato con il Pd e con altri partiti: «Questo significa che l’evoluzione della visione di un politico non dà quella garanzia dovuta per il bene della città: nasco con le liste civiche e poi sposo la fase politica che altri non hanno fatto (…) questo è un accordo che si trova sullo stesso piano dei falsi imbonitori». Perrone ha sostenuto che l’accordo andasse fatto nella forma dell’apparentamento; non facendo ciò nasce il pregiudizio che dietro un patto di pacificazione e futura collaborazione si nascondano accordi sottobanco: « Se era un accordo vero si poteva fare l’apparentamento, invece si fanno accordi sottobanco» accordi che secondo le informazioni di Perrone potrebbero riguardare la presidenza dell’Asipu e la presidenza del consiglio comunale. L’ex senatore ha continuato quindi lamentando che la campagna elettorale sia stata: «… basata sull’odio di fronte a una coalizione e a un candidato».

Va fatto un appunto riguardo l’apparentamento, un appunto che Perrone – forse volutamente – omette. L’opzione dell’apparentamento consiste nel far confluire una o più liste del candidato sconfitto al primo turno, nella coalizione di uno dei candidati al ballottaggio; in questo caso, le liste apparentate potranno esprimere, all’interno della maggioranza, dei loro consiglieri. Se De Benedittis e Bovino avessero siglato l’apparentamento, allora tre candidati di Bovino sarebbero entrati – in caso di vittoria di De Benedittis – tra i 15 consiglieri della maggioranza. Ora, la situazione in cui fare l’apparentamento è quella in cui le liste del candidato sindaco che ha passato il primo turno hanno preso meno voti rispetto alle liste degli sfidanti; in tal caso, se dovesse vincere il ballottaggio, correrebbe il rischio dell’ “anatra zoppa”, ovvero non avrebbe la maggioranza in consiglio comunale (come successe con l’amministrazione Bucci). Da qui la necessità, per scongiurare questa situazione foriera di ingovernabilità, di integrare, con i candidati delle liste apparentate, la maggioranza. Tuttavia De Benedittis non ha bisogno di questa opzione: 3 delle sue 5 liste (Demos, Pd e Rimettiamo…) si sono classificate rispettivamente seconda, terza e quinta quanto a preferenze. Se dovesse vincere, De Benedittis porterebbe una maggioranza solida di 15 consiglieri. Nessun’anatra zoppa. In questa situazione l’apparentamento sarebbe una mossa sbagliata: infatti per far entrare i consiglieri di Bovino bisognerebbe escludere dei candidati consiglieri che hanno già ottenuto le preferenze necessarie per – in caso di vittoria – entrare al consiglio comunale -; chiaramente ciò sarebbe poco leale nei confronti di questi candidati e delle loro forze politiche; inoltre, se i tre consiglieri di Bovino (che sarebbe l’unico a poter apparentarsi, giacché Longo non ha ottenuto il 3% di preferenze necessario per compiere questa manovra) entrassero nella maggioranza, lascerebbero tre scranni vacanti all’opposizione, che finirebbero dunque…alla coalizione di centro destra. Con il patto politico siglato invece i tre “boviniani” non farebbero parte dei 15 della maggioranza ma collaborerebbero: di fatto si avrebbe una maggioranza a 18 (e, se anche nello scenario peggiore dovessero venir meno, la governabilità sarebbe salva) Dunque in questo contesto  l’apparentamento sarebbe politicamente sbagliato. De Benedittis non ha bisogno di consiglieri, ma ha bisogno del voto di coloro che hanno votato al primo turno Longo o Bovino, e questi ultimi, siglando questo patto, hanno dato il segnale ai loro elettori.

Quanto ai programmi, Perrone ha presentato un elenco di situazioni – avvalendosi di supporti multimediali, che rappresentano il “prima” e il “dopo” rispetto ai lavori da compiere –  in cui subito bisognerà intervenire: dalla risistemazione del verde pubblico – in particolare sul Corso -, alla risistemazione della pavimentazione dell’Estramurale, alla valorizzazione delle zone di periferia. Particolare attenzione sarà data al cimitero: « Il cimitero adesso è in uno stato di abbandono (…) Tutto deve essere rifatto» in particolare la zona delle cappelle. I fondi per quest’ultima impresa andranno trovati nel fondo ottenuto proprio dalla vendita del suolo su cui quelle cappelle sono edificate. Se quei soldi non si troveranno, perché magari nel frattempo sono stati usati per altre spese: «…faremo un blocco di 100 cappelle e quei soldi serviranno a rifare tutto il cimitero nella sua interezza. Perché il cimitero deve tornare a essere il fiore all’occhiello della città». Si è parlato anche di un progetto, con finanziamento già concesso, per la rivalutazione del vecchio liceo e di piazza Vittorio Emanuele. Quanto alla questione del terzo anello, Perrone ha ricordato come ci sia stato un ricorso al Tar da parte di un cittadino, e ciò imponga la necessità di una contrattazione per porate a termine un progetto che avrebbe come risultato uno snellimento del traffico e un miglioramento della viabilità cittadina generale.

Altro punto su cui dovrà intervenire è la sistemazione dell’ufficio dei servizi sociali e della polizia municipale, attualmente ubicati in un immobile su via Gravina, che ha urgente bisogno di un rifacimento generale: « Lì c’è già un progetto- ha ricordato Perrone – finanziato dal patto territoriale (…) Abbiamo fatto un progetto anche per quanto riguarda l’esterno e lo scantinato, dove verrà tutto l’archivio adesso buttato all’Asipu (…) è previsto anche il secondo piano». Dunque gli uffici rimarebbero lì, ma l’edificio andrebbe completamente ristrutturato. Altra nota dolente, la mancanza di strutture sportive idonee all’attività agonistica (le strutture esistono, ma appunto non sono adeguate). A questo riguardo Perrone ha ribadito la necessità di infrastrutture adeguate per le squadre locali, ma ha anche sottolineato come ciò possa avvenire solo con la partecipazione dei privati: «La gestione non può essere fatta direttamente dal Comune. Noi dobbiamo colloquiare con le squadre del territorio e creare una gestione che sia mista» Un discorso simile, di gestione compartecipata pubblico – privato, va fatto per il Nicotel (attualmente all’asta), «un impianto di cui  Corato non può privarsi».  A tal riguardo Perrone auspica una cordata di imprenditori di cui deve far parte anche il Comune di Corato.

Infine, alla domanda da parte della stampa, sul cambiamento di opinione riguardo all’opportunità del confronto, Perrone ha sostenuto la necessità – adesso che si è in due – di un confronto sui programmi e «sicuramente non è un confronto per prendere applausi».

 

Articolo precedente
De Benedittis, Longo e Bovino: stabilito l’accordo politico
Articolo successivo
La carica dei Sindaci a Corato

ISCRIVITI alla nostra newsletter per ricevere le ultime news

Menu